Info

Pensieri


Visualizzazione ingrandita della mappa

Diario

Conclusioni

Ho capito delle robe da questo viaggio.
Ho capito che il passo regolare premia.
Ho capito che sono tremendamente a mio agio in salita, sopporto il piano e odio con tutto me stesso la discesa.
Ho capito la forza vitale del muscolo teso e del nervo fuori pelle pronti allo sforzo.
Ho capito il gusto del percepire il cuore che scalcia nel petto.
Ho capito come vanno trattate le vesciche, non vanno trattate.
Ho capito il valore di un calzino asciutto, di una confezione di nutella, dell’acqua anche se calda.
Ho capito che 5 giorni sono pochi, pochissimi.
Ho capito che lo zaino è ancora lì, intero e non ho voglia di svuotarlo.
Ho capito che sono pellegrino a vita.

Diario

Da Ferentillo a Piediluco: 20 km

La tappa di oggi, purtroppo l’ultima, è la più breve, circa 20 km. Ci svegliamo comunque presto ma ci prepariamo con più agio.
Colazione al bar.
Alla ricerca di un timbro per le credenziali facciamo visita agli uffici comunali dove una dipendente timorata ed intimorita dalle nostre, evidentemente, losche figure la più grossa responsabilità che riesce a prendersi è quella di telefonare al parroco.
Anche il parroco è da qualche parte a camminare, rientra per le 9:15.
Arriva puntuale. Convenevoli, timbro, firma e auguri di buon cammino.
Prima di partire si decide di far visita alle mummie di Ferentillo, ma le troviamo chiuse in un museo ed essendo noi pellegrini e non turisti le saltiamo a piè pari.
Si parte.
Percorso pianeggiante.
A metà mattinata mi rendo conto di aver dimenticato il carica iPhone in agriturismo, lì rimane.
Passiamo Arrone e proseguiamo direzione Marmore.
In prossimità delle cascate il sentiero si fa in salita portandoci in poco più di un km da quota 215 a quota 370.
Il Cinghi annaspa ma arriva.
Una coppia di ingenui turisti chiede a noi da dove si guardano le cascate. Tre giovani con zaino sulla schiena e maglietta pezzata hanno forse la faccia di chi alle Marmore ci passa per abitudine?
Le cascate cascano ad orari prestabiliti oltre ad essere a pagamento, ed essendo noi pellegrini e non turisti le saltiamo a piè pari.
Ore 12:45 sosta pranzo.
Ore 13:15 ripartiamo.
Il sentiero prosegue in piano ad alta quota, facile.
Un’ora e mezza dopo siamo a Piediluco.
La cattedrale è aperta il parroco è assente, ma ha lasciato il numero di cellulare in bella vista per ogni evenienza.
Il timbro delle credenziali è un’evenienza, il Cinghi lo chiama.
È a Terni, ci raggiunge in 40 minuti.
Convenenoli, timbro, firma, complimenti e ringraziamenti.
Grabbiamo il bus per Terni al volo, lì alloggiamo e passiamo la serata.
Cittá viva.
Dalla stazione di Terni finisco di scrivere mentre Joe gioca con il cellulare ed il Cinghi legge il giornale.
Stefo via iPhone.
P.s.
- scusa, mi dai una bottiglia d’acqua da mezzo litro per favore?
- guarda dentro lu frigo!

Diario

Da Spoleto a Ferentillo: 26 km

Partiamo intorno alle 7:20 con le credenziali già timbrate la sera precedente dallo stesso monastero che ci ha ospitati. Attraversiamo Spoleto (in salita) e ci fermiamo ad un bar a far colazione. Intorno alle 8 ci incamminiamo direzione Monteluco.
Ci sono 2 vie per arrivarci e manca la segnalazione della via Francigena. Tradotto: ci troviamo di fronte ad un bivio e dobbiamo fare una scelta.
Con la precisione scientifica che sempre ci accompagna, anche a causa di sconsiderate indicazioni di signore indigene in calzamaglia, prendiamo il sentiero sbagliato. Più lungo del dovuto e molto molto appeso.
A Monteluco ritroviamo i cartelli francigeni, li seguiamo, nel bosco per tutta la mattinata durante la quale comincia a farsi sentire qualche goccia, sono le 11:20.
Il sentiero è per lo più pietroso, soprattutto quando finalmente dopo una dozzina di km prende a scendere. È poco salutare per le piante dei piedi e decisamente pericoloso.
Sono quasi le 13 quando ci riaffacciamo su strada in prossimità di Nevi. Niente più pioggia. Un contadino ci suggerisce un agriturismo dove pranzare. Noi, stolti pellegrini non abbiamo nulla al sacco e la situazione diventa problematica quando troviamo l’agriturismo chiuso, drammatica quando veniamo a sapere che non ci sono più speranze di trovare ristorazione prima di Ferentillo, meta giornaliera distante a questo punto una decina di km.
Riposiamo a Ceselli una mezz’ora buona e con l’animo in pace e lo stomaco voraginoso ripartiamo.
A 4 km dall’arrivo, in un piccolo paese troviamo un centro sociale aperto dal quale acquistiamo un paio di gelati e pop corn, scelta obbligata. I peggio pop corn della storia dell’umanità.
Ripartiamo lungo fiume. In meno di un’ora siamo a Ferentillo. Prende a piovere.
Troviamo non senza difficoltà l’agriturismo dove alloggiamo.
Doccia.
Il gestore ci suggerisce un posto dove cenare, ci accompagna in auto. Simpaticamente omette un paio di cose: la prima è che il passaggio vale solo per l’andata, la seconda che dove ceniamo rimane ad un paio di km dall’agriturismo.
Ringraziamo a denti stretti.
Ceniamo con calma, chiudiamo con grappa e facciamo ritorno rischiando l’esistenza sulla statale buia.
In stanza crolliamo.
Sono le 4:30 quando mi sveglio e chiudo il presente post, lasciato a metà qualche ora prima.
I miei 2 compagni dormono.
E io ti saluto.
Stefo via iPhone.

Diario

Da Trevi a Spoleto: 29 km

Una delle peggio cose che un pellegrino si può ritrovare a fare, è farsi timbrare le credenziali da un chichessia. I motivi generalmente sono due e consequenziali: si parte prestissimo; prestissimo chiese e comune sono chiusi.
Il risultato è un becero timbro del bar dove si è fatta colazione.
Così è.
Dopo il timbro partiamo con inizio nuovamente in salita.
Io aggiorno il blog mentre Joe, nuovamente in forma fa il passo. Il Cinghi sembra messo bene, anche se più avanti patirà le salite più incisive.
Al decimo km circa ci affianca un cagnolone, lo battezzo Frank.
Non si stacca più, nonstante i ripetuti tentativi di fargli perdere le tracce, si ripresenta sempre fin quando a metà tra il dispiacere di doversene liberare e la necessità di doverlo fare, il Cinghi chiama i carabinieri. Frank annusa e se ne va con una signora di rosso vestita che incrociamo.
Siamo a Poreta e di qui in avanti continui saliscendi mettono in considerevole difficoltà il Cinghi.
Alle 15 siamo ad Eggi con più di una ventina di km sulla schiena oltre che, affamati. Una gentil coppia che capisce bene la situazione prima ci fa accomodare in un circolo arci, poi ci offre panini con coppa e crudo, salsicce e una bottiglia di vino rosso.
Per non portarsela dietro io ed il Cinghi la svuotiamo, succede così che gli ultimi 6 km volano.
Arrivati in monastero intorno alle 18:30, scatta la doccia poi si esce alla ricerca di un posto dove cenare.
Osteria del matto.
Consigliatissima.
Mangiamo alla grande e Filippo è simpaticissimo (pubblicità esplicita).
Si torna in monastero, lavata di denti e tutti a nanna.
Il Cinghi russa, Joe lo scuote e io scrivo.
Stefo via iPhone.
Pellegrini Frank Pausa Tetro Joe fotografo Biglietto

Next »